Sonnenstube

Prisma
23.06 – 08.07.2018

Riccardo Lisi

PRISMA

In Ticino, negli ultimi anni, si è sviluppata un’importante scena nell’offerta di arte contemporanea emergente radicata su una rete di spazi indipendenti – né gallerie, né istituzioni – (nei fatti indipendenti anche tra loro). Esiste però un forte clima di solidarietà e collaborazione, ispirato prima dalla figura di Riccardo Lisi, il curatore che dirige a Locarno la rada (http://larada.ch/), e poi dalla love story tra i due giovani spazi luganesi Sonnenstube e Morel. Fra i membri di Sonnenstube ci sono anche degli artisti che hanno potuto esporre alla rada. Un anno fa uno di loro, il batterista e grafico Damiano Dug Merzari, ha avuto l’idea di proporre a Lisi di realizzare un’esposizione, non nel suo ruolo abituale di curatore ma come artista. Si tratta di un vero rimescolamento di ruoli: Lisi – che già come curatore è autodidatta – non realizzava opere da 35 anni, ma ha subito raccolto la proposta con piglio coraggioso e un po’ incosciente. Ha deciso così di coinvolgere un altro batterista e artista, l’americano Harry Druzd, sia nella produzione di alcune opere che nell’allestimento, e il giovane poeta Marco Jäggli, per la stesura del testo critico.

Riccardo Lisi

Riccardo Lisi non è un giovane artista, ma potrebbe dare quell’impressione. La sua vita solitaria e assieme molto sociale ha tratti leggendari fin dall’infanzia. Prisma è stata la prima parola comprensibile da lui detta, a oltre quattro anni di età, recuperando poi di corsa rispetto agli altri bambini. A sette anni ha cominciato a seguire una sua passione primaria, la politica, pensando da subito di voler creare il partito per l’autodeterminazione dei bambini. Successivamente ha sviluppato un interesse assai variegato per le scienze, conducendo sperimentazioni spesso non basate su studi seri, con esiti che oggi possono apparire più artistici che qualcosa che oggi va di moda, ma lui proprio non ama, cioè l’ambito parascientifico. Per esempio ideò una scala musicale volta a incrementare la sensazione di consonanza, a prescindere dalla cultura di appartenenza, e composta da 16 semitoni. Per anni nella sua camera questo pre-nerd aveva in corso elettrolisi per produrre idrogeno e ossigeno da impiegare in suoi esperimenti. Della leggenda fa parte la vita privata, dedicata a un’unica ragazza, schiva e misteriosa. Dalle Marche è finito in Ticino quasi per caso, come consulente statistico, ma da anni il suo “ascetismo senza dio” – che lo accomuna al padre, allievo di Ungaretti – e un provocatorio antimaterialismo, gli permettono di lavorare in modo indefesso a favore dell’offerta culturale contemporanea. In generale la sua esistenza, totalmente volta al lavoro e alla responsabilità, sfiora e assieme sbandiera l’assurdo e l’impossibile, nonostante aneli alla serenità e alla paternità.

Il conflitto culturale con la Svizzera e alcuni problemi sensoriali di cui soffre, strani sogni e memorie, anche infantili, riapparse in superficie mentre pensava a questa sfida, sono i concetti principali di un’esposizione variegata come i raggi della luce rifratta. Tra i materiali che vedremo spiccheranno: il legno industriale e le stampe, nella verticalità dell’allestimento, in un’esposizione che andrà letta su registri inconsueti.

Che dire, non potete non venire a curiosare!

Dal venerdì a domenica
Dalle 16.00 alle 19.00

O su appuntamento + 41 76 4391866 / + 39 320 4866373

vernissage
Sabato 23 giugno | Ore 18:30
con performance

Bar, buffet e musica
entrata libera



Con la partecipazione di Harry Drudz e Marco Jäggli