Sonnenstube

BROOOM BROOM
07 – 20.04.2017

Matteo Montagna
Curated by Sonnenstube at Morel

Chi vede un’opera di Matteo Montagna deve essere consapevole di star spiando dal buco di
una serratura: nella maniera in cui due genitori non sono invitati ad assistere alle gare immaginarie di un bambino nella propria cameretta, così non lo è il pubblico in questo spazio alle corse solitarie a cui Montagna partecipa nell’intimità del suo studio. Montagna concorre con sé stesso perché è l’unica persona con cui è sicuro di potersi divertire. Quello che lascia agli altri è una azione catturata, fermata, il fotogramma di un’esperienza che non siamo autorizzati a vivere ma più che altro assaporare, e se vogliamo, immaginare.
Ciò che dell’atto del giocare lascia tanto inspirati scienziati e artisti è il fatto che la sua natura
non contraddice strettamente quella della realtà, bensì ne fornisce un’alternativa: il gioco può
essere una simulazione, ma nel suo compiersi esso occupa il medesimo peso nello spazio e
nel tempo della sua controparte socialmente riconosciuta. Ma la cosa da tenere a mente in
questo caso è che un gioco non esiste se non esistono le sue leggi: le regole sono per i giochi gli angoli che delineano un perimetro invisibile, sono i paletti che marcano le porte di uno stadio quando l’edificio non c’è. È esattamente in questa dimensione sovrapposta ma invisibile che i lavori di Montagna vogliono esistere.
I bambini sono gli indiscussi padroni dei giochi, ma i lavori di Montagna non sono sull’essere il
bambino, bensì sul fare il bambino. Nel suo lavoro, “bambino” smette di essere identità sociale
e diventa pratica ferrea, una dottrina fatta di sconfinate autorità e leggerezza, il sommo potere
di creare parentesi eterotopiche in cui storie di successi e sconfitte si articolano nel rettangolo
di un cortile.
Brooom Broom vive nel picco di questa attività esuberante. l’immagine di una coppia di ragazzi che gareggiano con modellini di automobili su un assortimento di ringhiere, muri e colonne diventa per Montagna uno spettacolo in cui i piani strutturali del luogo si ribaltano, l’aria diventa terreno calpestatile e due disciplinati professionisti disegnano, con sconcertante manualità, delle traiettorie invisibili.
Montagna prova a ricreare le condizioni di questo evento trasformando il suo studio in un’arena automobilistica e utilizzando le consistenze, le forme e i colori più vicini all’infanzia come medium scultoreo per poi ribaltarli, svuotarli, scuoterli con la lucidità del mondo adulto a cui appartiene, alla ricerca di collisioni tra mondi paralleli.
Cinque bidoni d’olio da officina si offrono come piedistalli di una serie di calchi in gesso di
macchinine giocattolo (BBurago) che l’artista ha precedentemente impiegato in corse solitarie
nel suo studio, lasciando scie pastello di percorsi arbitrari e imprevedibili. Quello che rimane
di queste gare — vestigia di bolidi consumati, polverizzati, infranti — diventa al contempo
oggetto-testimonianza di un’esperienza intima e trofeo di consolazione per noi, i partecipanti
passivi. La loro qualità quasi da reperto archeologico ci avvicina, come accade nei musei, a
luoghi inevitabilmente altri, oasi di ricordo distaccate ed eternamente piacevoli, di cui l’infanzia è l’indiscutibile apice.

Testo di Riccardo Sossella

Matteo Montagna (1992) vive e lavora a Milano.



Presso Morel, Via Adamini 4, Lugano

 

Eventi:

 

Open Gallery
Sabato 8.04.2017
Open gallery #13
Cupola, Yes. we’re open:
Resident dj-set and vinyl shop opening
12:00–22:00

 

Finissage
Giovedì 20.4.2017
Dj-set by Space Rules Records
Sperimental hip-hop, space funk & 80ies groove
Dj P-Kut, Lazy Marf
18:00–22:00

 

Morel
Spazio culturale no-profit
www.spaziomorel.ch