Sonnenstube

Into The White
07 – 29.07.2013

Livia Di Giovanna, Baptiste Gaillard, Lucas Herzig, Lorenzo Salafia
Curated by Sébastien Peter and Patricia Bianchi

Spazio ambiguo spesso ignorato dall’occhio assuefatto dello spettatore, il cubo bianco è il contenitore più diffuso per la presentazione dell’arte, sia in ambito museale, sia nelle abitazioni private. La sua presenza, anche carica d’ideologia, è stata più volte esaminata e denunciata durante il secolo scorso.  Ciononostante lo spazio espositivo in tutto il suo candore sopravvive e conosce una sorprendente proliferazione.

Il titolo della mostra, Into the White, fa riferimento a un’omonima canzone del gruppo rock Pixies. In questa si narra di un viaggio psichedelico nello spazio profondo in cui luce e ombra scompaiono per lasciare posto a un bianco onnipresente. Questa canzone mette in luce un concetto importante, ovvero il carattere allucinatorio del bianco. Immancabilmente, questa radiazione destabilizzante penetra all’interno del cubo bianco o spazio espositivo e diviene una parte, anche essenziale, delle opere esposte.

Le opere scelte per la mostra “Into the White” interagiscono tutte in modo radicale con il contesto in cui vengono presentante. Da una parte ne modificano estensione, struttura e limiti. D’altra parte, proprio dal cubo bianco queste traggono un potenziale destabilizzante, non solo ottico e formale, ma anche concettuale o narrativo.

Livia di Giovanna e Lorenzo Salafia decompongono le strutture architettoniche, invertendo i rapporti tra interno ed esterno o smaterializzando lo spazio espositivo grazie a media immateriali, quali luce, tempo e trasparenza.

Baptiste Gaillard e Lucas Herzig lavorano principalmente con elementi di recupero. Assemblati e inseriti nello spazio espositivo, questi si caricano di nuovi contenuti, sia formali che narrativi, e interrogano i limiti di architettura, scultura e linguaggio.

Orari d’apertura

Giovedì e Venerdì: 18:00-20:00, Sabato: 14:oo-18:00



An ambiguous space, often ignored by the accustomed eye of the spectator, the white cube is the most diffused container for art’s presentation, in the museum as well as in private houses. Its occurrence is charged also with a strong ideological value, which has been frequently examined and denounced during the past century. Nevertheless the snow-white exhibition space survives and knows a surprising proliferation.

The title of the exhibition, Into the White, refers to an eponymous song of the rock group Pixies. This narrates a psychedelic trip into deep outer space in which light and shadows disappear to make way for an omnipresent white. The song reveals an important concept, which is the hallucinatory character of the ‘colour’ white. Inevitably, this destabilizing radiation penetrates also into the white cube or exhibition space and become part of the work exhibited.

The works chosen for the show Into the White interact in a radical way with the context in which they are displayed. On the one hand they modify its extension, structure and limits. On the other hand, the white cube confers on them a destabilizing potential, which is not only optical and formal, but also conceptual and narrative.

Livia di Giovanna and Lorenzo Salafia decompose architectural structures, inverting the inside and the outside and dematerializing the exhibition space with immaterial media such as light, time and transparency.

Baptiste Gaillard and Lucas Herzig work mostly with found objects. Assembled in the exhibition space, these are charged with new contents, which interrogate the limits of architecture, sculpture and language.