Sonnenstube

IL PESO DELLE COSE
15.09 – 15.10.2017

Karim Forlin and Vera Trachsel
Curated by GIGA

Dal 16 settembre al 14 ottobre 2017, lo spazio d’arte Sonnenstube presenta la mostra Il peso delle cose di Vera Trachsel (Berna, 1988) e Karim Forlin (Locarno, 1977). Attraverso installazioni, opere parietali e performance, gli artisti esplorano il rapporto tra gli oggetti, supporto di narrazioni e carichi di valenze simboliche, e la materia che li compone, intesa come somma di proprietà fisiche.

Strategie derivate dal ready made e dall’appropriazione sono caratteristiche della ricerca di Karim Forlin. Nelle sue opere, la combinazione di riferimenti storici, antropologici e accenni biografici si condensa in un’architettura simbolica complessa. Alla Sonnenstube, Karim Forlin ripercorre temi a lui cari quali la memoria, la percezione del tempo e la contrapposizione di materiali in una tensione dialettica tra natura e cultura.

La serie Finite infinity (#1 – #12) si articola in tre strati sovrapposti. Sullo sfondo l’artista ha riprodotto un’immagine elaborata da un supercomputer per rappresentare graficamente una possibile collisione, prevista tra quattro miliardi di anni, tra la galassia di Andromeda e la Via Lattea, la galassia in cui si trova il pianeta terra. A questa prima immagine, Karim Forlin contrappone tessuti con sfumature che richiamano le macchie di Rorschach usate per i test di personalità e ricami con silhouette di meteoriti. Gli elementi che compongo Finite infinity (#1 – #12) evocano il concetto di limite tra realtà oggettiva e percezione individuale. Attraverso le tensioni tra i vari piani dell’opera, Karim Forlin s’interroga sulla necessità umana di creare narrazioni e di confrontarsi con il sublime: necessità perfettamente incarnata in epoca contemporanea da teorie scientifiche che richiamano le cosmogonie antiche.

La seria dirty, riprende le forme dei trofei di caccia. Questi oggetti in apparenza banali sono sintomatici di una presenza repressa di narrazioni profonde. L’opera richiama le nature morte, prodotte tradizionalmente nella arte occidentale per rappresentare l’impermanenza della natura e la vanità delle esperienze terrene. In essa viene esplorato il rapporto complesso tra morte, potere e estetica kitsch presente in numerosi oggetti che abitano il nostro quotidiano. Infine, l’opera dreamcatcher , ovvero l’acchiappasogni proprio alle tradizioni amerindiane, viene posto dall’artista nello spazio espositivo per sottolineare la presenza di una componente mitica e immateriale associata agli oggetti, componente di cui l’acchiappasogni ripiegato su se stesso è saturato.

Le opere di Vera Trachsel si compongono principalmente di strutture realizzate con carta, materiali naturali e oggetti di recupero. Nell’opera senza titolo, il supporto cartaceo, tradizionalmente utilizzato per il disegno e il testo, è trasferito dall’artista in uno spazio tridimensionale che ne rafforza la struttura materica. Attraverso questa strategia, il foglio come luogo di rappresentazione diventa oggetto, invertendo il rapporto tra rappresentante e rappresentato, assumendo forme sospese.

Installazioni quali tienimi che sennò cado, realizzate con spago, asse in legno e altri materiali effimeri, esplorano l’esperienza ludica come atto sovversivo. Questo diviene un momento privilegiato per rompere i tradizionali rapporti tra oggetti e il senso che vien loro comunemente attribuito, permettendo in tal modo di rafforzare uno spazio intermedio in cui le componenti oggettive e soggettive del reale si confondono.

Nella performance le poids des choses, presentata durante l’inaugurazione della mostra, i performer aggiungono e tolgono dei pesi a dei palloncini gonfiati di elio, in tal modo essi fluttueranno a mezza aria nella sala espositiva, così creando una “scultura” volante. Essa incarna il punto di tangenza tra il concetto di peso in quanto proprietà fisica, e allo stesso tempo, in quanto valore simbolico, richiamando la forza dell’esperienza ludica ma anche, così come nelle nature morte, la fragilità e la transitorietà del vissuto.

Il monitor presente in sala, mostra le prove della performance realizzate nello studio dell’artista.
La mostra nasce da una prima collaborazione tra Vera Trachsel e Karim Forlin. I due artisti hanno fatto conoscenza durante la preparazione della mostra Che c’è di nuovo, al MASI di Lugano, in occasione della quale hanno vinto l’uno il premio Migros Ticino d’incoraggiamento alla creazione artistica 2016, la seconda la menzione d’onore. Vera Trachsel (1988) e Karim Forlin (1977) contano tra i principali esponenti della scena emergente della Svizzera italiana. Espongono regolarmente in spazi d’arte e istituzioni in tutta la Svizzera, quali Centre d’art Pasquart (Bienna), Palais de l’Athénée (Ginevra), MASI (Lugano) o ancora il Kunstmuseum di Lucerna.

A cura di GIGA (Gabriel Stöckli, Gianmaria Zanda) , testo di Sébastien Peter.

Sabato dalle 14.00 alle 18.00

O su appuntamento: +41 75 407 38 04



photo: Muriel Hediger